La vita non è così ovunque di Rachel Corey


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Da: "InfoPalestina" <info@i...>
Risposta: news@p...
Data: Tue, 18 Mar 2003 18:00:12 +0100
A: news@p..., pace@p...
Oggetto: La vita non è così ovunque di Rachel Corey
Rinvio da: news@p...
Data rinvio: Tue, 18 Mar 2003 18:22:51 +0100

Rachel Corey, 23 anni, attivista statunitense impegnata in azioni di
interposizione con l'International Solidarity Movement è stata uccisa dai
bulldozer dell'esercito israeliano mentre tentava di bloccare la
demolizione di una casa palestinese. Insieme a lei sono caduti diecina,
centinaia, migliaia di palestinesi per difendere la loro dignità e i loro
diritti in una tragedia che continua inesauribilmente. Di molti loro non si
ricorderà ne i nomi ne i volti.

Forse in un momento così doloroso e angosciante sia meglio tacere e
lasciare la parola a Rachel che ci lascia con una responsabilità pesante di
continuare a difendere il popolo civile inerme Palestinese.

InfoPalestina

L'uccisione di una pacifista americana - Hareetz on line
http://www.infopalestina.com/News/16marzoha.htm

Bulldozer israeliano uccide un'attivista americana Refah - Israelinsider
http://www.infopalestina.com/News/16marzois.htm

Estratti da un'e-mail di Rachel del 7 febbraio 2003 concessa dalla sua
famiglia.

traduzione M.T - InfoPalestina

Sono in Palestina da due settimane ed un giorno ed ho ancora poche parole
per descrivere ciò che vedo.E' più difficile per me pensare a ciò che sta
succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati Uniti, qualcosa come
il portale virtuale del lusso. Io non so se molti dei bambini qui abbiano
mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di
un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte
vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più
piccolo di questi bambini capisce che la vita non sia così ovunque. Un
bambino di otto anni è stato ucciso da un carro armato israeliano due
giorni prima del mio arrivo e molti bambini mi sussurrano il suo nome, Alì
-- oppure mi indicano i suoi posters sui muri. Ai bambini piace farmi usare
il poco arabo che conosco chiedendomi "Kaif Sharon?", "Kaif Bush?" e ridono
quando io dico "Bush Majnoon" "Sharon Majnoon" rispondendo nel mio arabo
limitato. (Come sta Sharon? Come sta Bush? Bush è pazzo, Sharon è pazzo).
Naturalmente questo non è proprio ciò che credo, e qualche adulto che
conosce l'inglese mi corregge: Bush mish Majnoon... Bush è un uomo
d'affari. Oggi ho cercato di imparare a dire "Bush è un oggetto", ma non
credo sia stato tradotto giusto. Ad ogni modo ci sono qui più bambini di
otto anni consapevoli della struttura del potere globale, di quanto lo
fossi io qualche anno fa--almeno riguardo ad Israele.

Nonostante ciò, penso che nessuna quantità di libri, di partecipazione alle
conferenze, di visione di documentari, né di parole mi avrebbero potuto
preparare alla realtà della situazione qui. Non si può immaginare se non si
vede, ed anche allora sei ben consapevole che la tua esperienza non è tutta
la realtà: cosa dire della difficoltà che l'esercito israeliano dovrebbe
affrontare se sparasse ad un cittadino statunitense disarmato, del fatto
che io ho il denaro per comprare l'acqua mentre l'esercito distrugge i
pozzi, ed, ovviamente, il fatto che io ho la possibilità di partire.Nessuno
della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal
lancio di un razzo da una torre alla fine della strada principale della mia
città. Io posso andare a vedere l'oceano. Apparentemente è piuttosto
difficile per me essere trattenuta in prigione per mesi o anni senza
processo (questo perché sono una cittadina americana bianca, come opposta a
molti altri). Quando vado a scuola o al lavoro posso essere relativamente
certa che non ci sarà un soldato armato pesantemente ad aspettare a mezza
strada tra Mud Bay ed il centro di Olimpya ad un posto di blocco un soldato
con il potere di decidere se posso andare per la mia strada, e se posso
tornare a casa quando ho fatto. Così, se percepisco violenza arrivando ed
entrando brevemente ed in modo incompleto nel mondo in cui esistono questi
bambini, per contro mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio
mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti, di solito non hanno i
genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l'oceano. Ma quando tu
hai visto l'oceano, vissuto in un posto tranquillo dove l'acqua è un bene
scontato e non rubata di notte dai bulldozers, e quando hai passato una
notte in cui non ti sei meravigliato che le pareti della tua casa non siano
crollate svegliandoti dal sonno, e quando hai incontrato gente che non ha
perso nessuno--quando hai sperimentato la realtà di un mondo che non è
circondato da torri di morte, carri armati, insediamenti armati ed ora da
una gigantesca parete metallica, mi chiedo se puoi perdonare il mondo per
tutti gli anni della tua infanzia spesa esistendo--solo esistendo--in
resistenza al costante strangolamento della quarta più grande potenza
mondiale--sostenuta dall'unica superpotenza mondiale - nel suo sforzo di
cancellarti dalla tua casa.

Come retropensiero a tutto questo vagabondaggio, mi trovo a Rafah, una
città di circa 140.000 persone di cui circa il 60 per cento sono
rifugiati÷molti dei quali per la seconda o la terza volta. Rafah esisteva
prima del 1948, ma molte delle persone qui sono essi stessi o discendenti
di persone dislocate qui dalle loro case della Palestina storica--ora
Israele. Rafah venne divisa in due quando il Sinai tornò all'Egitto. Al
momento l'esercito israeliano sta costruendo un muro alto quattordici metri
tra Rafah in Palestina ed il confine, tracciando una terra di nessuno dalle
case lungo il confine. Seicentodue case sono state completamente abbattute
dai bulldozers secondo la Commissione Popolare dei Rifugiati di Rafah. Il
numero di abitazioni parzialmente abbattute è maggiore.

Oggi ho camminato sulla collina dei detriti dove una volta sorgevano le
case, soldati egiziani mi chiamavano dall'altra parte del confine, "Vai!,
vai!" perché stava arrivando un carro armato. Seguivano agitarsi di mani e
"come ti chiami?". C'è qualcosa che disturba in questa amichevole curiosità.
Mi ricordava di quanto, fino a quale grado, siamo tutti ragazzini curiosi
di altri ragazzi: ragazzi egiziani che strillano ad una donna strana che
passeggia sul sentiero dei carri armati. Ragazzi palestinesi sparati dai
carri quando si affacciano dal muro per guardare quello che succede.
Ragazzi internazionali in piedi davanti ai carri con striscioni. Ragazzi
israeliani nei carri anonimamente, occasionalmente urlando--ed anche
occasionalmente salutando--molti forzati ad essere lì, molti semplicemente
aggressivi,che sparano nelle case dei palestinesi mentre noi gironzoliamo.

Oltre alla costante presenza dei carri armati lungo il confine e nella
regione occidentale tra Rafah e gli insediamenti lungo la costa, ci sono
più torri IDF qui di quante ne possa contare lungo l'orizzonte, alla fine
delle strade. Alcune sono grigioverde militare. Altre come strane scale
camuffate alla maniera dei capanni di cacciatore per rendere anonima
l'attività all'interno. Alcune nascoste , proprio sotto l'orizzonte degli
edifici. Una nuova è stata costruita l'altro giorno mentre ci lavavamo la
biancheria e abbiamo attraversato la strada due volte per innalzare
striscioni. A parte il fatto che alcune tra le zone più vicine al confine
sono originali della vecchia Rafah con famiglie che hanno vissuto in questa
terra per almeno un secolo, solo il campo del 1948 al centro della città è
controllato da Oslo. Ma, per quanto io possa dire, ce ne sono davvero pochi
che non siano sotto il controllo visivo di una torre o l'altra. Certamente
non esistono luoghi invulnerabili agli elicotteri apaches o alle telecamere
di invisibili fannullaoni che ronzano sulla città per ore ed ore.

Ho dei problemi all'accesso di notizie dall'estero, ma sento che un
crescendo verso il conflitto in Iraq sembra inevitabile. C'è molta
preoccupazione qui per la "rioccupazione di Gaza". Gaza viene rioccupata
ogni giorno in vara misura, ma io penso che la paura sia che i carri
occupino tutte le strade e restino lì, invece di entrare solo in alcune
strade e quando si ritirano dopo alcune ore o giorni osservano e sparano
dalla cima delle comunità. Se la gente non è già pronta a pensare alle
conseguenze di questa guerra per le persone dell'intera regione, allora
spero che comincino.

Io spero anche che veniate qui. Siamo stati in dubbio tra cinque e sei
internazionali. I vicini che ci hanno chiesto la nostra presenza sono
Yibna, Tel El Sultan, Hi Salam, Brazil, Block J, Zorob e Blocco O. C'è
anche bisogno di costante presenza notturna ad un pozzo nelle adiacenze di
Rafah dato che l'esercito israeliano ha distrutto i due pozzi più grandi.
Secondo la municipalità i pozzi distrutti la settimana scorsa fornivano la
metà del fabbisogno di Rafah.Molte comunità hanno chiesto agli
internazionali di essere presenti la notte per cercare di salvare le
proprie case da ulteriori demolizioni. Dopo le dieci p.m. è molto difficile
muoversi perché l'esercito israeliano tratta chiunque nelle strade come
resistente e spara . E per questo che siamo così pochi.

Io continuo a credere che casa mia, Olympia, possa guadagnare tanto per
poter fare un gemellaggio con Rafah. Alcuni gruppi di insegnanti e di
bambini, hanno manifestato il desiderio di corrispondere in e-mail, ma
questa è solo la punta dell'iceberg del lavoro di solidarietà che potrebbe
essere fatto. Molta gente vuole che le loro voci siano udite, e penso che
abbiamo bisogno di usare i nostri privilegi come internazionali per farle
udire direttamente negli Stati Uniti, piuttosto che attraverso altri filtri
come me. Io sto iniziando ad imparare, da ciò che mi aspetto diventi una
tutela intensa, sulla capacità della gente di organizzarsi contro tutte le
stranezze, e di resistere a tutte le stranezze.

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traduzione di estratti mail di Rachel da Rafah

Traduzione del postato in inglese:

Estratti di una mail di Rachel 7 febbraio, 2003.

Sono in Palestina da due settimane e un’ora e penso che ci siano poche parole per descrivere quello che ho visto. Faccio fatica persino a pensare a quello che sta succedendo qui mentre sto seduta a mandare una mail negli Usa. La maggior parte dei bambini hanno sempre vissuto con i buchi dei carri armati nei muri e i cecchini nelle torri all’orizzonte. Penso che anche i più piccoli di loro si rendano conto che la vita non è così altrove. Un bambino di otto anni è stato ucciso da un carro armato israeliano due giorni dopo che ero arrivata e molti bambini ripetevano il suo nome “Ali” o mi indicavano la sua foto in un poster. I bambini amano anche insegnarmi un po’ di arabo e mi chiedono: "Kaif Sharon?" "Kaif Bush?" e ridono quando rispondo "Bush Majnoon" "Sharon
Majnoon". (Come sta Sharon? Come sta Bush?
Bush è pazzo. Sharon è pazzo). Certo, magari non è quello che credo davvero. E qualche adulto mi corregge: Bush
mish Majnoon... Bush è un uomo d’affari. Oggi ho provato a imparare “Bush è un pupazzo”, ma non penso di aver trovato la giusta traduzione. Comunqe, qui anche quelli di 8 anni si sono fatti un’idea di come funzionano le strutture del potere globale, molto di più di quanto ne sapessi io pochi anni fa, almeno per quel che riguarda Israele.
Tuttavvia penso che non ci siano letture, conferenze, documentary o parole che avrebbero potuto prepararmi alla realtà di qui. Non la puoi immaginare se non la vedi e sai che comunque quell’esperienza non è tutta la realtà. Perché so le difficoltà che l’esercito israeliano avrebbe se uccidessero una cittadina americana disarmata e poi ho i soldi per comprare l’acqua se l’esercito distrugge i pozzi e infine posso andarmene quando voglio.

Nessuno della mia famiglia è stato ucciso guidando una macchina, da un cecchino in un torre alla fine della strada principale della mia città. Io ho una casa. Posso andare a guardare l’oceano. E’ difficile che marcista in qualche prigione per mesi o anni senza giudizio (anche perché sono americana e bianca, a differenza di tanti altri).
Quando vado a scuola o a lavorare, sono quasi sicura che non c’è un soldato armato che mi aspetta tra Mud Bay e Olympia al ceckpoint e può decidere se io vado a lavorare oppure devo tornarmene a casa. Così mi offende arrivare ed entrare nella vita di questi bambini e mi chiedo che cosa sarebbe per loro venire nel mio mondo.
Sanno che I piccoli americani di solito non hanno parenti uccisi e qualche volta vanno al mare. Ma una volta che hai visto il mare e vivi in un posto tranquillo, dove arriva l’acqua e non ci sono buldozer nella notte che interrompono la fornitura e non hai passato una notte in un posto dove ti chiedi se il muro resisterà o quando incontri famiglie che non hanno perso nessuno, quando hai sperimentato un mondo senza cecchini, carri armati, insediamenti militarizzati e ora un gigante muro di metallo, mi chiedo se potrai mai perdonare il mondo per tutti gli anni della tua infanzia passati a esistere – solo esistere – resistendo allo strangolamento della quarta potenza militare del mondo – spalleggiata dalla sola superpotenza mondiale – mentre tentano di strapparti dalla tua casa. Questo mi chiedo di questi bambini. Mi chiedo che cosa succederebbe se sapessero davvero.

Ora sono a Rafah, la città di 140 mila abitanti, di cui il 60 per cento rifugiati, alcuni rifugiati per la seconda o terza volta. Rafah esiste da prima del ’48, ma la maggior parte della gente è stat spostata qui dalla Palestina storica, quello che oggi è Israele. Rafah è stat divisa in due quando il Sinai è tornato all’Egitto. Ora l’esercito israeliano sta costruendo un metro di 14 metri di altezza tra la Rafah palestinese e la frontiera scavando una terra di nessuno tra le case lungo la frontiera. 602 case sono state abbattute con i buldozer secondo il Comitato popolare dei rifugiati di Rafah. Ma ci sono ancora più case distrutte solo in parte.

Oggi mentre cammin ato in cima alle rovine dove una volta c’erano case, I soldati egiziani mi hanno chiamato dall’altra parte della frontiera: “vattene, vattene” perchè stava arrivando un carro armato. E poi: “come ti chiami?”, gridavano. C’è qualcosa che mi irrita in questa curiosità, mi ricorda i bambini che parlano ad altri bambini: quelli egiziani quando vedono una donna straniera in prossimità di un carro armato o quelli palestinesi colpiti mentre si affacciano a un muro per vedere che succede. Bambini stranieri davanti ai carri armati con le bandiere. Bambini israeliani nei carri armati quando gridano concitatamente, molti qui per forza, molti con aggressività, mentre sparano contro le case mentre scappiamo via.
Insieme alla presenza costante dei carri armati lungo la frontiera e nella regione ovest tra Rafah e gli insediamenti della costa, ci sono talmente tante torri dell’easercito che non si riesocno a contare.
Alcune sono di metallo verde, altre con scale a spirale avvolte in una specie di uncinetto in modo che non si veda che succede dentro. Altra attaccate agli edifici. Una è spuntata fuori l’altro giorno nel tempo che abbiamo fatto il bucato. Nonostante alcune aree vicino al confine siano delle famiglie che avitavano questa terra cento anni fa, di fatto solo il centro della città è palestinese. Ma non ci sono strade senza torri isralieni e non c’è un solo posto che non possa essere sotto il tiro degli Apache.

Faccio fatica a trovare notizie del resto del mondo qui, ma ho capito che l’escalation verso la guerra in iraq è inevitabile. C’è molta preoccupazione qui sulla “rioccupazione di Gaza” che viene rioccupata ogni giorno ma penso che la paura sia che i carri armati occupino tutte le strade e ci restino invece che arrivare e andarsene dopo qualche ora o giorno. Se la gente non pensa alle conseguenze della guerra in medio Oriente, spero che inizino a farlo.
Spero anceh che veniate qui. >Siamo qui cinque o sei internazionali e i vicini che ci hanno chiesta la nostra presenza si chiamano Yibna, Tel El Sultan, Hi Salam, Brazil, Block J, Zorob, and
Block O. C’è bisogno anche di vedette nottrune intorno a Rafah dal momento che l’esercito distrugge le pompe dell’acquedotto. Secondo l’ufficio municipale quelle pompe davano acqua e mezza rafah. Ci hanno chiesto anche di stare di notte a fare gli scudi umani contro la distruzione delle case. Dopo le 10 di sera è molti difficile muoversi perché si viene uccisi. Perciò siamo così pochi.
Penso che la mia città, Olympia, possa dare molto a Rafah stabilendo un gemellaggior. Alcuni insegnanti e scolari vorrebbero scambiare delle mail con noi. Sarebbe solo la punta di un’iceberg: serve molti di più. Molti vorrebbero anche che noi internazionali facessimo sentire la nostra voce negli Usa, più che dare notizie ad altri internazionali pacifisti come me. Sto imparando tante cose da quello che pensavo potesse essere la missione di pace, all’abilità della gente di organizzarsi in situazione terribili e resistere.
http://www.zabrinskypoint.org

la seconda traduzione e tratta dal seguente sito:
http://italy.indymedia.org/news/2003/03/212590.php

PALESTINA: UCCISA PACIFISTA Schiacciata dai bulldozer israeliani

La bandiera della Pace