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Nasce nel 1978, ovviamente a San Francisco,
il simbolo gay attualmente più diffuso nel mondo: la Bandiera dell'Arcobaleno (Rainbow Flag), conosciuta
anche come Bandiera della Libertà (Freedom Flag). La disegna
l'artista Gilbert Baker ispirandosi ai cinque colori della Bandiera
delle Razze (Flag of Race), che in America sono un problema
particolarmente sentito, a all'inizio contiene otto colori che, finalmente
si stabilizzano a sei.
La simbologia spiega il significato di ogni colore: il rosso
indica la vita, l'arancio è la salute (che in tempi di aids non
guasta), il giallo ricorda il
sole, il verde rappresenta la
natura, il blu è l'arte e il viola
lo spirito.
I due colori andati perduti sono il rosa (la sessualità) e l'indaco (l'armonia), ma non c'è nessun disegno
ideologico dietro, solo la difficoltà tipografica e un folle aumento dei
prezzi nello stampare una bandiera così... policroma.
La Bandiera dell'Arcobaleno sembra aver scacciato definitivamente
tutti gli altri simboli, dall'omino preistorico al Lambda, ed oggi
è l'elemento essenziale in tutte le manifestazioni gay nel nostro Paese
ed altrove.
È curioso che l'inno semiufficiale delle Gay Pride March sia proprio
Somewhere Over the Rainbow (1939), scritta
da E. Y. Harburg per il musical della MGM, Il mago di Oz. Nel film
la canzone è cantata a Judy Garland, seppellita lo stesso giorno in cui
a New York scoppiava la rivolta dello Stonewall. Negli USA, le
faeries Harry Hay e Artur Evans, cioè le fate che rappresentano
l'immagine più «naturale» (nel senso di legato alla natura, ai boschi,
alla magia della vita) dell'omosessualità, commemorano lo Stonewall
cantando la canzone durante la sfilata e distribuendo volantini con le
parole del testo |